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Come nacque il popolo mapuche

Leggenda tratta dal libro “Mitos y leyendas del pueblo mapuche” di Juan Andrés Piña, Catalonia ediciones

Traduzione di Marcela Ivonne Schiaffini

Quando ancora non erano arrivati gli uomini bianchi , Nguenechén, creatore del mondo, viveva tranquillo e felice con sua moglie e i suoi figli, governando dall’alto il Cielo e la Terra.

Nguenechén si faceva chiamare in tanti modi: Chau, il Padre, Antü, il Sole. Viveva con la sua donna che era anche sposa e madre. Anche lei si faceva chiamare in tanti modi: Luna, Donna Celeste, Maga o Kushe.

Dopo aver creato il cielo con vaporose nuvole e tantissime stelle che conferivano quello scintillio speciale alla notte, Nguenechén si sentì felice. Guardava appoggiato a una nuvola come gli era venuta la Terra, creata anch’essa da lui, con le sue imponenti montagne, i suoi serpeggianti fiumi e i rigogliosi boschi. Per quanto era contento di come fosse uscito fuori il tutto, si dilettò a far nascere coloro che ne avrebbero goduto: gli animali e gli esseri umani, i mapuche.

Viveva in cielo ed era pienamente soddisfatto di tutto il creato: da lì si prendeva cura del suo regno con luce e calore durante il giorno per poi lasciare il trono a sua moglie durante le notti. Con la sua pallida luce, era lei l’incaricata di vegliare sul sonno di tutte le creature.

Passò il tempo e nelle montagne i figli di Nguenechén e Kushe crebbero così tanto che vollero anche loro divenire creatori come il loro padre, soprattutto i due più grandi, che iniziarono a lamentarsi e criticare.

Dicevano che i loro genitori erano vecchi e che era giunta l’ora che governassero loro. A Nguenechén non piaceva per nulla questa repentina ribellione dei suoi figli e più passava il tempo più si arrabbiava e soffriva. Kushe provava a tranquillizzarlo, sostenendo che fossero giovani, che non desse loro importanza e che con il tempo gli sarebbe passata.

Ma così non fu, anzi provarono a far passare dalla loro parte i fratelli più giovani. “Non pensate, fratelli, che nostro padre dovrebbe almeno permetterci di governare sulla Terra e che solo il Cielo resti al suo comando?”, proponevano. E, molto sicuri della loro richiesta, iniziarono a scendere a grandi passi la scala delle nuvole, dirigendosi verso la Terra. Nguenechén, nel vedere ciò, fece uscire fuori tutta la rabbia che aveva tenuto dentro fino a quel momento per rispetto delle preghiere di sua moglie. Con le sue grandi mani li acciuffò in piena discesa, afferrò fra le dita i lunghi ciuffi che pendevano dalle loro teste e con tutta la sua potenza li sbatacchiò e lanciò da lì sulle rocciose montagne. L’impatto fu tale che la cordigliera tremò e gli enormi corpi si incastrarono nella pietra formando due buchi giganteschi.

La sua furia era tale che il Cielo e la Terra si riempirono di raggi infuocati. Quindi Kushe, disperata, fuggì fra le nuvole e pianse disperatamente. Le sue copiose lacrime iniziarono a inondare gli immensi avvallamenti dove si trovavano i corpi dei suoi figli. Da allora, molti bellissimi laghi ricordano il suo terribile dolore, così brillanti come Kushe, così profondi come la sua pena.

Di fronte alla sua grande sofferenza, il grande Nguenechén si commosse e volle cambiare il destino dei ribelli: diede loro la possibilità di tornare in vita, non più come suoi figli ma come un grande serpente alato che venne chiamato Cai-Cai che da allora si occupa di riempire i mari e i laghi. Eppure, il desiderio di spodestare suo padre e governare la Terra non abbandonò i due figli di Kushe, nonostante il castigo e la trasformazione. Dato che non riuscì a realizzare il suo desiderio, Cai-Cai disprezzava i suoi genitori e il suo odio si estese fino ai mapuche, le amate creature. È per questo che ancora oggi, con le frustate della sua coda, provoca onde spumose e violenti mulinelli nelle acque tranquille dei laghi. A volte, la sua furia è tale che spinge e spinge l’acqua contro le montagne per raggiungere i luoghi dove vivono le persone e gli animali.

Quando Nguenechén si rese conto del pericolo che correvano i mapuche, decise che un serpente buono sarebbe divenuto il protettore di quel popolo. Trovò la migliore argilla e con le sue mani creò Ten-Ten, a cui affidò il compito di vigilare su Cai-Cai. Se la crudele sorella aveva intenzione di far del male ai mapuche, lui avrebbe provveduto ad agitare l’acqua del lago come segnale d’avviso per le persone di modo che queste cercassero rifugio in tempo, mettendosi al riparo.

Un giorno, Cai-Cai iniziò ad agitare l’acqua del lago fin quando questa divenne scura e con la forza della sua coda produsse lo scuotersi delle onde, una contro l’altra, per far sì che una certa spuma bianca coprisse prima tutta la superficie e poi andasse in cerca delle persone. Quando il serpente buono sentì questo, uscì dalla montagna della salvezza dove viveva per allertare i suoi protetti: fischiò con grande forza e convocò tutti i mapuche alla collina Ten-Ten, il miglior rifugio.

Nonostante gli sforzi di Ten-Ten, non ci riuscirono. Il popolo, disperato, fuggì dalle acque del lago che straripando avevano inondato le possibili vie di fuga.

La terra tremava per le terribili scosse che producevano le codate di Cai-Cai. Dai pendii cadevano giù uomini, donne e bambini come piccole pietre. Morirono tutti, meno un bambino e una bambina molto piccoli: dopo che i loro genitori caddero da un dirupo, erano rimasti soli in un profondo crepaccio che miracolosamente li salvò dall’acqua e dalla pioggia di fuoco.

Erano gli unici esseri umani sulla terra: soli, senza padre né madre e senza parola. Sopravvissero grazie alle cure di una volpe e di un puma che appena li scorsero li allattarono e poi insegnarono loro dove trovare frutti per non morire di fame. E così crebbero.

Da quel bambino e quella bambina risuscitati, discendono tutti i mapuche.

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© Catalonia editorial, 2021

A tu per tu con Juan Andrés Piña:

Raggiungere Juan Andrés Piña, confesso, non è stato facile ma il desiderio di poter condividere l’esistenza del suo libro era troppo forte. Grazie a una fitta rete di amicizie cilene, sono finalmente riuscita a entrare in contatto con lui che immediatamente si è reso disponibile e mi ha permesso di poter condividere con la comunità cilena in Italia la leggenda su come nacquero i mapuche, esaudendo così il mio desiderio: condividere oggi, 21 giugno Día de los pueblos originarios de Chile, una leggenda su un popolo di cui ancora oggi noi giovani cileni adottivi sappiamo troppo poco.

Ho scelto i mapuche perché sono sicuramente i più noti ma dovete sapere che in Cile vi sono altre popolazioni indigene: gli Aymara, i Rapa Nui, i Diaguitas, gli Atacameños, i Quechuas, i Collas e i Changos, fra gli altri.

Ne ho quindi approfittato per chiedere a Juan Andrés Piña qualche curiosità in più sulla genesi del libro e su progetti futuri.

Buona lettura!

Come è nata l’idea del libro Mitos y leyendas del pueblo mapuche? Ci racconti un po’ della genesi del libro.

Ho lavorato molti anni come editor e in ambito umanistico mi sono occupato di testi scolastici. Nel seguire i consigli di lettura del Ministerio de Educación, soprattutto nelle ultime decadi, ho visto che venivano inclusi molti testi orali di popoli autoctoni: miti, leggende, poemi, racconti, eccetera. Tuttavia, il materiale disponibile era molto scarso. Ho raccolto tutta quella letteratura quasi sconosciuta, sempre con l’obiettivo di metter su una valida raccolta perché sapevo che era necessaria per i professori e gli studenti, ma non ho mai avuto tempo fino al 2020, poi arrivò la Pandemia (Covid 19). Nei lunghi mesi di quarantena quindi mi sono messo a ordinare e completare il materiale e poi a scriverlo. È stata una buona decisione perché la prima edizione del libro (tremila esemplari) è stata venduta in pochi mesi e già siamo alla seconda edizione .

Quanto secondo lei i giovani cileni ne sanno o meglio quanto ne sanno dei miti e delle leggende del popolo mapuche? E quanto queste conoscenze sono diffuse tramite l’educazione pubblica, mi riferisco a scuole, università etc.

Grazie alle politiche scolastiche degli ultimi governi (1990-2010), la diffusione della storia, la lingua, l’arte e la letteratura dei nostri popoli autoctoni è aumentata tantissimo. Grazie a ciò, questo sapere viene insegnato sin dalla scuola primaria e forma parte del curriculum già dalla scuola elementare e media, un’opportunità che le generazioni precedenti non hanno avuto. Ovviamente il popolo mapuche è stato quello che ha avuto la maggior diffusione in questi nuovi piani e programmi perché è il più grande. Se facciamo una comparazione con cinquant’anni fa, il salto è stato enorme. Oggigiorno è un argomento che è molto “di moda” anche se spesso molto vincolato alla questione politica. Il mio libro vuole essere un giusto equilibrio di fronte a questo scenario.

Qui in Italia conosciamo solo di nome i mapuche. In Cile esistono altre popolazioni indigene come gli Aymara o i Rapa Nui, è fra i suoi piani pubblicare un altro libro su questi popoli?

Attualmente sto lavorando alla raccolta di miti e leggende di altri popoli originari del sud del CIle: i Chilotes (sono mapuche ma hanno i loro racconti e invenzioni), i Kawésqar, i Selknam, i Tehuelches, gli Yagán e gli Yámana. Alcuni di loro sono praticamente estinti per cui il lavoro sarà doppiamente interessante.

Biografia:

Santiago de Chile, 1953.È laureato in Pedagogia, Lettere e Giornalismo alla Pontificia Universidad Católica de Chile dove ha anche conseguito un Máster in Literatura Hispanoamericana. Durante gli ultimi quarant’anni si è occupato di giornalismo culturale in differenti mezzi di comunicazione cileni e stranieri. Critico teatrale delle riviste Mensaje, Hoy e Apsi, dell’inserto “Artes y Letras” del quotidiano El Mercurio e de La Tercera. Ha diretto diverse collane di teatro e, nello stesso ambito, ha scritto numerosi saggi e ricerche, così come varie antologie su drammaturghi cileni, oggetto anche del suo lavoro come docente. È stato direttore editoriale delle case editrici cilene Pehuén, Arrayán e Zig-Zag.Tra le sue opere: Conversaciones con la poesía chilena, 20 años de teatro chileno (1976-1996); El problema Shakespeare y otros temas del teatro contemporáneo, Historia del teatro en Chile (1890-1940), Historia del teatro en Chile (1941-1990), Diccionario del siútico y Mitos y leyendas del pueblo mapuche.

Info sul libro:

Prima edizione: maggio 2021

ISBN: 978-956-324-867-8

ISBN digitale: 978-956-324-868-5

Catalonia Ltda., 2021

Santa Isabel 1235, Providencia

Santiago de Chile

Link utili:

Amazon: Kindle

Pagina web: catalonia.cl

Instagram: @catalonialibros

Marcela Schiaffini

Cilena di nascita e italiana d'adozione. Poliglotta che da quasi quindici anni lavora nel e per il mondo dell'export. Crea il blog RomaSantiago per parlare di ciò che più la incuriosisce del mondo ispanico e per sentire meno la nostalgia del suo amato Cile.

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